Recensione "Fuocoammare" (Film 2016) con opinioni del pubblico - 5.0 out of 5 based on 7 votes

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Recensione "Fuocoammare" (Film 2016) con opinioni del pubblicoSCHEDA DEL FILM:

Fuocoammare, 2016, Italia. 

Regia: Gianfranco Rosi;

Distributori: 01 Distribution;

Genere: Documentario;

Data di uscita: 18-02-2016;

Durata: 107 minuti.

 

RECENSIONE:

Gianfranco Rosi si è trasferito per un anno intero a Lampedusa per girare questo docu-film in cui al racconto della tragedia dei migranti, che viaggiano in condizioni disumane (perdendo talvolta la vita) per approdare a quest'isola confine d'Europa, viene alternato il racconto della vita quotidiana di alcuni lampedusani, a cui il regista ha chiesto di recitare se stessi.

Il film è una riflessione attenta e profonda su cosa significhi abitare in una terra di confine e sulla realtà dei nuovi fenomeni migratori. Fuocoammare, che è stato definito "un’idea ecumenica di dignità e calore umano, che annulla i confini di razza e di lingua", parla anche, attraverso la scelta di personaggi emblematici, dei diversi modi di vivere la nostra condizione umana.

 

Il bambino ansioso di crescersi e migliorarsi è l'essere umano che anela ad evolversi; il dottore che ha dedicato la propria vita ad aiutare il prossimo e che non si rassegna alle ingiustizie rappresenta l'umanità in lotta per la giustizia sociale, l'uguaglianza e la pace; il conduttore radiofonico che offre e accoglie emozioni attraverso la musica rappresenta la nostra componente emotiva e romantica.... e poi ci sono i vari abitanti del luogo che, nei loro ritmi lenti, rimangono dediti soltanto alla loro quotidianità, ignavi e poco consapevoli.

Insegnando in una scuola serale di un Istituto professionale per meccanici ed elettricisti, dove ci sono molti studenti migranti, ho voluto portare i miei alunni a vedere questo film e poi ho chiesto loro di scrivere una recensione, pensando anche di pubblicarla su internet per dare un contributo a questo film, di cui si parla ancora poco, nonostante abbia vinto l'Orso d'oro di Berlino per il miglior film del 2016.

Purtroppo non tutti gli studenti venuti al cinema se la sono sentita di scrivere qualcosa, ma i cinque che invece hanno avuto il coraggio di scrivere (considerando che non è il loro "mestiere") lo hanno fatto con grande garbo ed anche un pizzico di poesia. Per questo penso che meritino di vedersi pubblicati in una rivista telematica.

Giovanna Providenti, insegnante di lettere

 

RECENSIONI ED OPINIONI DEL FILM DA PARTE DEL PUBBLICO, scritte da alunni dell'IPSIA Cattaneo di Roma 1.

1. Quelli che fuggono, quelli che sperano

Un isolotto in mezzo al mare con una superficie neanche troppo vasta, anzi. Però questa insignificante isola è un faro di speranza per molte persone. È la sua posizione geografica a renderla così importante e le persone che scappano dalla guerra a renderla così famosa. Si, sono loro.

Le persone che fuggono dalle coste tunisine alla ricerca di un futuro migliore, che fuggono via dalla guerra, dalla miseria, dalla fame e dalla sofferenza che rendono Lampedusa un faro di speranza per molte famiglie. Proprio loro che fuggono come sono fuggine altre persona prima di loro e come abbiamo fatto noi tra la prima e la seconda guerra mondiale. Purtroppo i motivi sono sempre quelli.

La fame, la speranza,… che spinge queste persone a fuggite via dal loro paese. Quel paese dilaniato dalla guerra, dalla miseria e dalla disperazione. E allora, sì, loro fuggono. Fuggono da quelle coste come fosse un inferno dantesco, salendo su una barca capitanata da Virgilio in un mare di anime che hanno affidato alle acque il loro destino.

Così fanno coloro che scappano. Loro povere anime che sperano di non incontrare mai Cerbero, ma di essere accolti dagli angeli di Lampedusa, i marinai che ogni giorno sono li in mare, a dare un’altra speranza a quelle anime smarrite. Così come ci fa vedere il film.

Marinai, gente comune che in un silenzio assordante navigano in quelle acque e vivono a ritmo del mare. Così come fanno gli abitanti di Lampedusa. Nel film infatti possiamo ammirare i ritmi di vita della gente comune.

In particolare Samuele, un bambino di 12 anni che vive con lo zio pescatore e la nonna. Lo zio si preoccupa principalmente che il piccolo nipote s abitui a stare in mare, consigliandogli di passare del tempo sul molo, piuttosto che preoccuparsi di insegnargli le buone maniere.

Qui possiamo vedere come si svolge la vita di un bambino a Lampedusa tra mare e piccole distrazioni quotidiane. A lui il discorso dell’emigrazione lo tocca ben poco, pensa più a crescere e migliorarsi, a differenza di una altro personaggio che possiamo ammirare: il medico di Lampedusa. Il quale si occupa, non solo, dei piccoli problemi degli abitanti ma anche dei migranti che arrivano sulle coste.

A lui il discorso emigrazione sembra toccarlo di più. Molto di più. Discorso che sembra toccare poco anche gli anziani, i quali vivono quotidianamente nelle loro abitudini e nelle loro tradizioni. Tra i personaggi quello più significativo, a mio parere, è proprio Samuele. Quel bambino che ogni giorno cerca di imparare e di migliorarsi nella speranza, forse, di non ritrovarsi in barca quando va a fuoco il mare.

di Alesssandro Marucci, romano. 

 

2. Fuocoammare

Fuocoammare è un film documentario del regista italiano Gianfranco Rosi, girato sull’sola di Lampedusa, con il quale il regista nel 2016 ha vinto l’Orso d’Oro al Festival di Berlino. Il film racconta la tragedia umana dei migranti, “persone”, che con i barconi scappano dalle zone di guerra per cercare fortuna e pace in Europa.

L’isola di Lampedusa si trova nel canale di Sicilia tra l’Africa e l’Italia ed è la prima isola delle Pelagie che le rotte dei migranti incontrano nel Mediterraneo. Il regista ha basato la sua storia su due personaggi principali, un bambino chiacchierone e un medico che dà le prime cure a tutti i migranti che arrivano nell’isola.

Gianfranco Rosi ha mostrato uno spaccato di vita dei lampedusani, la loro quotidianità, i loro ritmi e costumi e, allo stesso tempo, lo sbarco dei migranti che arrivano al centro di accoglienza. Il film comincia con la richiesta di una canzone all’unica radio locale dell’isola, la scena poi passa all’interno della nave della guardia costiera che va a recuperare dei migranti stipati in barconi contenenti uomini, donne, mamme e bambini.

Le immagini sono dettagliate e forti e si sente il dialogo tra la guardia costiera e i migranti che chiedono aiuto, il tutto scandito da tempi reali: l’avvicinamento al barcone, la difficoltà del recupero. Ciò che colpisce è la modalità del recupero, la maniera abbastanza rude dei soccorritori e soprattutto i tempi molto lenti di soccorso.

Le persone vengono raccolte in gruppi di cinque o sei, poi viene fatto loro il riconoscimento insieme alle prime cure, il tutto con un inglese stentato sia da parte dei soccorritori che da parte del medico. La scena poi si sposta a descrivere la vita quotidiana dei lampedusani, in particolare quella di un bambino chiacchierone figlio di pescatori, il quale sembra completamente distaccato dalle vicende che succedono nell’isola così come i lampedusani che continuano a vivere la propria quotidianità fatta di ordinarietà.

In conclusione, a mio parere, il regista vuole mostrare con questo film documentario la tragedia umana dei migranti nell’indifferenza della popolazione locale che continua a svolgere la sua vita e che apparentemente non sembra toccata dalle vicende che accadono a largo delle coste.

La visione di questo film ha aumentato il mio desiderio di non essere solo spettatore, ma di mettermi a disposizione di tutte le persone che arrivano in Europa a cercare un po’ di pace. di Lorenzo Emanuele, veneto

 

3. Ciò che il mare dona i lampedusani accolgono

Il regista ha dedicato una anno intero all'isola di Lampedusa, seguendo e monitorando, giorno dopo giorno, la quotidianità e gli eventi che, purtroppo, sistematicamente accadono. Egli ha dedicato questo documento ai lampedusani, con l'intento di far conoscere, a nudo, tutto ciò che accade tra la tranquilla cittadina, e lo strazio di tante persone che, anche morte, arrivano tra il via vai delle barche, in questa terra di pescatori.

Il documento inizia con la visione di un bambino, Samuele, intento a costruirsi con un pezzo di ramo, una fionda per cacciare gli uccelli, tra i cactus e gli alberi che colorano l'isola. Samuele nota, col passare del tempo, che da un occhio ci vede poco, va a scuola e soffre, suo malgrado, il mal di mare.

Se ci fermiamo, rimanendo dentro casa, e non apriamo le finestre, vediamo l'immagine della famiglia di pescatori, a tavola, che ascolta la radio locale, con le sue dediche e le sue canzoni melodiche, tanto da non sembrare che là fuori, a poca distanza, ci sia tanta disperazione e morte. Un grande contributo è dato dal medico che vive da sempre sull'isola, e che visita uno per uno, i migranti sbarcati da fatiscenti barconi, spesso zuppi di cherosene, sopravvissuti a fatica o anche morti, perché stivati a massa tra i motori e le defecazioni.

La realtà di questa povera gente che fatica sopravvive, cercando la "salvezza"ci deve invitare a pensare ed a capire cosa significano i diritti umani. Più delle molte pagine scritte forse sarebbe il caso che ognuno di noi portasse scritto nel proprio cuore le immagini vere delle donne e degli uomini raccontate nel film di Rosi.

Certamente, una buona fetta di causa di tutta questa sofferenza, è per via della globalizzazione e del benessere personale, così facendo dimentichiamo di dare il nostro piccolo contributo, che possa permette a chi è in serie difficoltà, a sopravvivere senza distinzione di razza e cultura. Intanto i giorni passano, Samuele decide di andare dal dottore per trovare rimedio all'occhio che, a dire del medico, è pigro e il bambino dovrà fare esercizi con la benda per sollecitarlo maggiormente.

Nasce un nuovo giorno, ma nulla è mai cambiato, la routine si ripete sistematicamente sull'isola. Concludendo, è evidente che emerge dal film il lato nobile dei residenti, grande umanità di coloro che vivono lì, non dimentichiamoli mai, alla base di tutto ci sono i lampedusani, generazione di maestri pescatori, occhi attenti con animo rassegnato, sempre pronti e consapevoli di pescare tutto ciò che il mare gli dona, senza più quel pizzico di meraviglia, persa da tempo e mai più riacquistata.

di Sergio Arcidiacono, siciliano

 

4. La vita quotidiana nell'isola magica di Lampedusa.

In questo film il regista Gianfranco Rosi racconta la storia di un ragazzino, Samuele, che non va volentieri a scuola e a cui piace giocare nella terra asciutta, laddove tutto intorno a lui è mare e si parla di mare: flusso di immigrazione e morte di donne, bambini, clandestini....

La storia dell'isola reale è rappresentata dalla famiglia di cui fa parte Samuele, costituita, oltre a lui, da una signora anziana e un uomo, il padre famiglia, che fa una vita normale di pescatore e porta il pesce a casa. La loro è una vita ordinaria, molto tranquilla, mentre dall'altra parte c'è la sofferenza e la morte.

Un'altra storia raccontata è quella del medico che riceve ogni giorno decine e decine di casi e ancora non si rassegna a non potere salvare la vita di qualcuno.... Secondo il mio parere questo film merita più di un Oscar.

di Eldaw Fathalrahman, immigrato da circa quattro anni dal Sudan

 

5. Imparare a vedere

Un giorno io e miei amici con professoressa andavamo al cinema e vedevamo un film si chiama Fuocoammare questo film è molto molto bello. Il luogo in cui si svolge è stata la Sicilia e il film è costituito da tre temi:

1. i problemi affrontati dalla comunità di persone che si spostano verso l’Italia,

2. la vita normale di una famiglia di pescatori,

3. i problemi un ragazzo di una famiglia di pescatori scherzato sul fatto che ha dovuto affrontare alcuni problemi della sua crescita personale: imparare a vedere con due occhi e non uno solo; sapere stare in barca senza vomitare.

di Mithusha Nrasiah Nagamany (Sry Lanka, da meno di un anno immigrato in Italia)

 

 

COMMENTA questa Recensione del film ''Fuocoammare''Indice dell'Analisi del Film ''Fuocoammare''


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