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6. Recensione Tecnica (ed Eventuali comparazioni con altri registi ed opere) del film ''Dogville''icona indice


Lo stile del film è particolarmente caratteristico e assolutamente originale, dove forma e contenuto viaggiano fianco a fianco.

E' importante inoltre sottolineare come Lars Von Trier abbia deciso di operare una sintesi tra teatro, cinema e letteratura.

Tutta la scenografia è di ovvia ispirazione teatrale, mentre la voce over e la divisione in capitoli sono il momento tipicamente letterario dell'opera: è un cinema che utilizzando queste caratteristiche tenta una sorte di auto annullamento con le proprie mani.

Non penso sia esagerato affermare che Dogville vada contro il cinema e tutto ruota sulla messa in questione dei criteri di valutazione comuni, imposti dall'abitudine di vedere sempre e solo certe tipologie di film.

Lars Von Trier in un'intervista rilasciata dopo l'uscita del film, ha dichiarato che per provocare lo choc reale, per scuotere le menti il cinema deve dimostrare la propria incapacità adottando nuove vie di rappresentazione.

Proprio per questo il primo degli choc che ci si presenta è nei primi minuti, quando capiamo fin da subito la falsità di ciò che stiamo osservando: Dogville è una città disegnata a terra e i personaggi stessi sono come stilizzati, costruiti in serie.

Il film procede per sottrazioni, eliminazioni: scompaiono le pareti delle case, i muri, le strade, e al loro posto appaiono solo dei segni bianchi sul set.

La scenografia è ridotta al minimo indispensabile e assente è lo stesso orizzonte.

Il regista, dunque, non tenta di ingannare nessuno riguardo alla veridicità degli avvenimenti; segnala fin da subito che Dogville non esiste come tutti quei personaggi che la abitano e che gli eventi, quindi, non sono mai accaduti realmente.

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Ho già detto che l'impostazione e la costruzione scenografica sono puramente teatrali, come lo è d'altronde la continuità spazio – temporale che risponde all'unità aristotelica.

Infatti, proprio come accade su un palco, i protagonisti sono pochi e sempre gli stessi e non ci si muove dal luogo presentatoci fin dall'inizio.

Ma ovviamente siamo al cinema e non a teatro e Lars Von Trier lo sa bene, per questo introduce la macchina da presa, il più delle volte camera a mano, all'interno dello spazio.

L'occhio del regista è sempre presente e segue i personaggi e l'utilizzo del montaggio amplia la nostra visione dei fatti senza mai però farci uscire dalla cittadina.

In questo Dogville è cinema , in quanto con la telecamera viene ritagliato un pezzo dello spazio degli eventi e solo essa può rendere le angolazioni necessarie per far parlare i fatti, solo con essa si possono rendere i primi piani e i punti di vista differenti. Ma non è cinema se consideriamo che Lars Von Trier non ci fa vedere le cose materiali che vediamo normalmente nel mondo di tutti i giorni pur evocandole e in più costruisce il film in capitoli con didascalie ( degli abstract che riassumono il contenuto delle scene che vedremo) e utilizza la voce over al fine di alimentare l'effetto di straniamento.

Dogville è interamente girato con videocamere digitali ad alta definizione con uso frequente di zoom e jump cutting.

Alla visione è come se anche noi fossimo all'interno di quella cittadina così immaginaria e pure così vicina alla nostra vita quotidiana: è come se fosse una specie di filmino del matrimonio di nostra sorella solo che come protagonisti abbiamo i maggiori esponenti del passato e del presente del cinema americano da Ben Gazzara e Lauren Bacall a Nicole Kidman.

Questa contrapposizione riequilibra il ruolo dello spettatore che nonostante sia “dentro” il film ne è comunque fuori a causa degli attori di Hollywood presenti.

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Avatar di Alice _cult89
Alice _cult89 ha risposto alla discussione #182 9 Anni 2 Mesi fa
Strano è l'aggettivo che meglio gli si addice per un film nato dalla sapiente maetria di un regista come Von Trier in grado di creare una trama degna di un film e tutto questo a teatro su di un palcoscenico. Film forse un po' troppo lungo, che riesce però senz'altro a stupire.