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5. Recensione del film ''Ferro 3 - La casa vuota''icona indice


{extravote 1}Ferro 3 - La casa vuota è probabilmente il capolavoro di Kim Ki-Duk che non si serve di grandi espedienti o argomenti per creare una pellicola di grande valoro stilistico e tematico.

Tae-suk è un ragazzo che distribuisce volantini per le case e che di notte va a vivere in quelle che scopre essere vuote. In una di queste trova Sun-hwa, una ragazza che subisce violenze dal marito. I due decidono di scappare e continuare a vivere un'esistenza fatta di case vuote e di rischi.

Come potete vedere, la trama è molto semplice, ma quello che interessa al regista è mettere in scena l'amore, quello vero, quello che non ha bisogno delle parole per vivere e respirare.

I dialoghi, infatti, sono pressoché assenti e il rapporto che si instaura tra i due è a livello sensoriale: sono i loro corpi a parlarsi al di là di ogni razionalità.

Razionalità che non importa che esista. L'amore per il regista è fatto di gesti, sguardi, ma non di parole o ragionamenti ed esse può vivere al di là che l'altra persona che si ama esista o meno.

Questa ultima cosa è esplicata nelle ultime scene quando non riusciamo più a capire se Tae-suk sia morto in prigione e quello che Sun-hwa vede è un fantasma (scaturito dunque dalla parte irrazionale, subconscio, della donna), oppure sia riuscito a trasformare il suo corpo in un' ombra che solo lei può vedere. In ogni caso è la materialità che Kim Ki-Duk vuole eliminare, è quella che, secondo lui, pesa nei rapporti e che il vero amore invece non ha.

Magnifica, infatti, l'immagine finale del film dove i due si baciano sopra la bilancia e il loro peso è zero: questo è il peso del vero amore, quello puro, quello non sporcato da paure, da costrizioni, ma vissuto attraverso la fusione di due anime e delle loro sensazioni.

L'amore non è visto qui come qualcosa che deve essere consumato, vissuto carnalmente, ma che deve alleggiare, come creazione di un'opera d'arte che ad ogni sguardo o gesto si colora di una nuova pennellata che non fa rumore, ma che parla lo stesso.

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I loro sentimenti li sentiamo, infatti, gridare anche se non si parlano mai, ma sono percepibili dallo spettatore che è messo nelle condizioni di diventare un osservatore indiscreto e di vivere la purezza del vero amore, quasi fiabesco, che perderebbe la sua forza, purezza, bellezza se venisse sporcato con le parole.

Inutile ribadirlo: il silenzio è protagonista assoluto di questo film, ma non come elemento claustrofobico, che annoia. Esso infatti enfatizza il sentimento e ci permette di dare una chiave di lettura diversa all'amore, che troppe volte è stato raccontato nei film, ma mai in questa maniera così silenziosa e pura.

Come le ferite sul volto di Sun-hwa che si rimarginano pian piano nella vita cn Tae-suk, così l'amore diventa la cura di ogni cosa, soprattutto di una vita passata a subire violenze e a subire un rapporto nocivo.

Sapete quando si dice che quando si è innamorati si vive su una nuvola, in qualche modo il regista ci dà la stessa chiave di lettura, rendendo i due protagonisti leggeri quasi appartenenti ad una dimensione onirica, rispetto a quella reale. Appunto per questo sul finale appare sullo schermo la frase: "Difficile dire se il mondo in cui viviamo sia realtà o sogno”, ma che importa se ti permette di vivere un'amore così leggero, lontano dalle convenzioni, fatto di sguardi e, forse, anche un po' irreale.

Il corpo non è importante, come invece lo è per il marito di Sun-hwa che la vuole possedere carnalmente e la picchia, Tae-suk in carcere riesce a trovare il modo per rimuovere questo corpo ed ottenere l'inivisibilità sfruttando la capacità dell' occhio umano di vedere solo un'ampiezza non superiore ai 180°. Questo è evidente anche nella scena in cui la donna prepara la colazione al marito, ma in realtà lo fa per il suo vero amore che, stando alle spalle dell'uomo, non gli permette di essere visto.

Per riuscire a creare una pellicola del genere, il regista aveva bisogno di due attori in grado di farsi sentire senza la parole, ma solo con i loro corpi. Li trova in Hyun-kyoon Lee, ma soprattutto nella bravissima Seung-yeon Lee.

Ferro 3 è silenzio con cui si esprime l'amore e il dolore, Ferro 3 è l'amore come la leggerezza dell'esistenza.

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