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5. Recensione del film ''Fight Club''icona indice


{extravote 1}Combattere è la regola numero uno della vita, lottare contro la società, contro la materialità e superficialità delle cose e contro la noia che attanaglia un mondo moderno che nonostante tutte le comodità ci rende soli e insoddisfatti.

Questo è ciò per cui l'anonimo protagonista di Fight Club si ritrova a creare insieme all'amico Tyler un club privato di soli uomini, che dopo una stressante vita lavorativa o privata, trovano nella lotta contro un altro uomo, la loro possibilità di sfogare la rabbia e la frustrazione.

David Fincher con un linguaggio sprezzante, violento e dissacrante ha voluto far della satira, condannare il capitalismo e la società che vuole l'uomo perfetto, ad immagine e somiglianza di qualsiasi modello/modella delle riviste patinate.

Tyler, che si scoprirà solamente alla fine, essere l'alter ego del narratore protagonista, rappresenta l'aspetto filosofico della pellicola, attento ad insegnare ad un Edward Norton insonne e spaesato, come si sta al mondo. I due, creando il Fight Club permettono a tutti di essere se stessi, di tirar fuori la propria personalità, troppo oppressi dalla società che li vuole tutti uguali.

Il film è innovativo, anarchico come i suoi protagonisti, in grado di giocare bene sull'alternanza Tyler/personaggio anonimo, scelta che di per sé simboleggia ciò che si è appena detto: Tyler è la vera rappresentazione di uomo con personalità, mentre il personaggio anonimo è un uomo che in mezzo agli altri non si distingue.

L'insonnia sembra infatti essere il sintomo di questa noia e fatica di vivere, con una voglia di essere qualcuno, di voler rischiare e risaltare in un panorama tutto identico, ed è per questo che appena scoppia un incendio nel moderno e super attrezzato appartamento, il protagonista preferisce andare ad abitare con il nuovo amico Tyler in una casa a dir poco diroccata, preferendo la povertà alla troppa comodità.

Le saponette che Tyler confeziona con il grasso umano, sono invece un altro chiaro simbolo di protesta contro la società che vuole tutti perfetti, una diretta protesta contro le donne, la chirurgia estetica e la liposuzione, argomento all'ordine del giorno soprattutto in America.

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David Fincher utilizza lo stratagemma del doppio per alimentare ancor di più l'idea di ciò che l'uomo è oggi: da una parte vorrebbe essere migliore di qualcun'altro, combattere facendo prevalere le sue idee (Tyler), dall'altra invece, sopraffatto dalle comodità, da una vita monotona e scandita da ritmi lavorativi, si ritrova a dover combattere con una depressione e una malinconia che lo porta a disperarsi insieme a tante altre persone come lui. 

In mezzo a tutto questo caos, l'unico raggio di luce è dato dall'amore, quello che il narratore inizierà a provare pian piano per Marla Singer, una donna anch'essa simile a lui; Tyler la apprezzerà dal punto di vista sessuale, mentre il protagonista le farà da consigliere e la sosterrà psicologicamente e moralmente.

Una pellicola quindi, che è essenzialmente basata sulla teoria degli opposti, che gioca sul tema del lato oscuro che ognuno ha dentro di sé e ciò che esso comporta, qui arriva a toccare l'apice, concludendo il film con una distruzione di massa, grattacieli simbolo del capitalismo, che si sbriciolano in pochi secondi sotto gli occhi di un uomo che è riuscito a mettere da parte il suo lato oscuro, uccidendo Tyler.

Il triangolo Edward Norton, Brad Pitt e Helena Bonham Carter non poteva che essere migliore di così, tutti i personaggi sono infatti ben sviluppati, ben interpretati e riescono a creare una sorta di empatia con il pubblico che senta sulla propria pelle la noia del protagonista, la voglia di ribellarsi di Tyler e il pessimismo di Marla.

La pellicola potrebbe ad un primo momento risultare un po' lenta e monotona ma non bisogna arrendersi, anche lo spettatore deve lottare per andare avanti, perché pian piano il film comincia a prendere il ritmo per poi concludersi con un combattimento epocale fra il protagonista e il suo spericolato ed eccessivo alter ego. Ne vale veramente la pena!

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