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5. Recensione del film ''Harry a pezzi''icona indice


{extravote 1}Amo Woody Allen, sono convinta che sia un genio e ogni volta che mi approccio ad una sua pellicola difficilmente ne rimango delusa, anche se a volte è capitato, come in questo caso.

Trovo Harry a pezzi una delle pellicole più volgari e sboccate create da Woody Allen che non lascia niente di non detto e ti spiattella parolacce e scene spinte senza porsi il minimo problema.

Il problema invece c’è e se non fosse per queste cose che rovinano il tutto, le idee ci sarebbero eccome, ed una più geniale dell’altra ed è questo il motivo per cui non riesco a bocciare al 100% questa pellicola.

Realtà e finzione che si fondono, personaggi del libro che Harry sta scrivendo che esplicano la vita del protagonista in maniera fantasiosa e diversa da solito, l’idea di una parte del film come road movie, sono tutti elementi che fanno o farebbero di Harry a pezzi un gradissimo film.

Peccato però che Woody Allen voglia per forza inserirci tutte quelle frasi sul sesso in maniera volgare e fa partire subito il film in questa maniera, con due dei suoi personaggi che amoreggiano in maniera spinta.

Come sempre non manca mai il tema del tradimento, ma qui è solamente al fine di soddisfare piaceri sessuali da parte dell’uomo, che non sembra in grado di provare amore se non per sé stesso.

Il film però trova uno dei suoi spunti più interessanti nella riflessione sull’arte, se deve essere essa a imitare la vita o sia la vita stessa ad imitarla e questo lo vediamo nel continuo passaggio tra la vita di Harry e quella dei protagonisti dei suoi racconti.

 

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Lui decide di scegliere l’arte perché egli può sopportare qualsiasi cosa, dal diavolo al carcere, ma il blocco dello scrittore è una cosa che lo fa, appunto, a pezzi.

Per Harry l’arte che crea con i suoi libri è più vitale della vita stessa, è quella che lo definisce, che lo fa essere qualcuno e senza non ci può stare.

Egli quindi si smonta e tutti i suoi pezzi sono quegli inserti dei suoi racconti che vediamo passare davanti allo schermo e che alla fine lo applaudono: è probabilmente l’ultimo film che parla di Woody Allen stesso.

Infatti Harry è colui che fa una riesamina della sua esistenza, di cosa ha sbagliato e cosa no, e si accorge che l’unica parte dove tutto può essere perfetto e come lo desidera è nei suoi libri, e così nei film per il regista.

Woody Allen sembra volerci dire che l’unica speranza per l’uomo è quindi nell’arte, che possiamo bleffare il destino grazie ad essa.

Non mancano le trovate geniali, come Robbie Williams sfocato, le idee sono buone e intense se solo avesse lasciato perdere quei troppi riferimenti espliciti al sesso che fanno perdere lo smalto ad una pellicola che avrebbe di per sé tantissimo da dire.

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