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5. Recensione del film ''Heat - La sfida''icona indice


{extravote 1}Per tantissime persone Michael Mann è uno dei registi più importanti e bravi del millennio.

Io faccio parte di quelli che pensano che, salvo qualcuna, le sue pellicola siano dei film come grandi attori e conseguenti grandi interpretazioni, ma che pecchino di troppi elementi che la fanno diventare lenta e pesante.

Heat - La sfida, per me, non è esente da questa critica.

Neil McCauley assieme alla sua banda di criminali, sogna il colpaccio ad un furgone portavalori, a dar loro la caccia c'è la squadra rapine e omicidi capitanata dal tenente Vincent Hanna. Con un susseguirsi di omicidi e colpi, i due sentono di provare rispetto l'uno verso l'altro e di confrontarsi davanti ad una tazza di caffè. Ma è ovvio: né McCauley né Hanna hanno intenzione di mollare la presa, e sanno che, per uno dei due, la cosa non finirà sicuramente bene.

Tutti gli intrighi, i tradimenti, i capovolgimenti, non si possono spiegare e a volte si faticano a seguirli un po' per distrazione, un po' per noia.

Il problema, ma che forse è anche un punto di forza, è che ci viene venduto il film come un semplice film poliziesco, per deviare, dopo un inizio ritmato nell'analisi psicologica dei due protagonisti, farciti da una miriade di personaggi di contorno su cui Mann perde tempo a raccontarci prolungando il film e facendole durare quasi tre ore.

Ora i canoni polizieschi sono, per carità, rispettati e Mann è un gran maestro in questo, ma tratteggia il genere con caratteri che lo fanno più assomigliare ad una tragedia greca, mostrando come le vicende influenzino la vita dei suoi personaggi, interessandosi ai fatti solo per registrare i comportamenti dei protagonisti.

Più che un film d'azione, poliziesco, sembra trasformarsi in uno studio antropologico sull'uomo, curandone gli opposti come McCauley e Hanna.

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Ci mostra la vita dei suoi personaggi, la realtà dei fatti di due (e più) persone a metà degli anni Novanta.

McCauley è calcolatore, freddo, mentre Vincent Hanna è istintivo con la mania di rendere tutto più grande.

Il personaggio di Al Pacino lotta nel riuscire a mantenere una vita privata nonostante la sua completa dedizione per il lavoro da poliziotto, racconta il suo dolore per non riuscire a mantenere un terzo matrimonio e per la figliastra in depressione (un piccolo cammeo per la grande, anche se qui ancora bambina, Natalie Portman) al suo acerrimo nemico McCauley che è indeciso se lasciare la sua vita da criminale per dedicarsi, anche lui, alla persona che ama.

Nell'amore sono uguali, i problemi sono gli stessi e portano a capire come poliziotto e criminale, di base siano entrambi esseri umani, ma che, ad un certo punto della loro vita, abbiano preso decisioni diverse che li hanno portati lungo percorsi completamente opposti.

Ma se Hanna è completamente fedele al suo lavoro, McCauley rischia di vacillare davanti all'amore, davanti a qualcosa che non può spiegarsi, ma che potrebbe fargli decidere di non essere più criminale e di legarsi "per più di 30 secondi" con qualcuno.

Come farà in seguito William Friedkin con ''*The Hunted – La preda*'', Mann mette in scena una caccia tra preda e predatore che si rincorrono, ad un certo punto si trovano, si affrontano in maniera pacifica, si portano rispetto, fino allo scontro finale, dove la tragedia greca prende vita e dove, anche nella morte, i due rivali si dimostrano grande rispetto.

Non si può negare che il film sia ben costruito, ben girato e ben pensato, ma nonostante mia sia piaciuta molto il percorso antropologico che il regista ha deciso di percorrere, avrei preferito meno parole e più fatti. La lunghezza della pellicola, che di solito non è un problema per me, qui si è fatta sentire e mi fa considerare Heat - La sfida come una pellicola dove si incontrano per la prima volta due mostri sacri del cinema, ma niente di più.

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Avatar di admingat
admingat ha risposto alla discussione #428 8 Anni 1 Mese fa
Veramente un bel film. Unica pecca: troppo lungo. I suoi 172' minuti dopo una intera e pesante giornata di lavoro si sentono verso la 3/4 del film. Però ne vale davvero la pena guardarlo. Io stesso l'ho già visto nel corso del tempo almeno 3-4 volte. Ottima la collaborazione tra Robert De Niro ed Al Pacino (forse migliore di quella di film ben più recenti). Consigliato.
Avatar di scarabello
scarabello ha risposto alla discussione #534 8 Anni 1 Settimana fa
concordo con te, uno degli ultimi polizieschi di valore, d'altronde due colossi non avrebbero potuto che realizzare ottime interpretazioni, estremamente misurati tra loro quasi in modo speculare, lo stesso Kilmer grande interpretazione. indimenticabile la scena del tir e la sparatoria in pieno centro...