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5. Recensione del film ''I bambini di Cold Rock''icona indice


{extravote 1} Comportati bene sennò l'uomo nero ti porta via! Per i bambini di Cold Rock, cittadina sperduta tra le montagne americane, questo non è solo un modo di dire, ma una spaventosa realtà.

Ogni anno in America spariscono all'incirca 800.000 bambini, dicono i titoli iniziali, dei quali 1000 scompaiono nel nulla senza essere mai ritrovati.

Questo è quello che accade a molti bimbi di Cold Rock e che colpisce anche Julia, infermiera locale, che vede rapire da questo Tall Man tutto vestito di nero il proprio figlio davanti ai suoi occhi.

Una città corrotta dal di dentro che ha il suo perno nell'unico bar che sembra saperne più del dovuto sulle varie scomparse. Quando Julia scoprirà la verità, partira contro di lei una caccia all'uomo per tapparle la bocca.

Per la serie non avresti dato un euro a questo film, ne sono rimasta piacevolmente sorpresa soprattutto nel modo di sviluppare una sceneggiatura sorprendente e ricca di colpi di scena messi al posto giusto e capovolgimenti di fronte. Vi siete mai chiesti: e se questo famigerato uomo nero, altro non fosse che la vostra stessa madre o quella che credete sia vostra madre?

In questa pellicola nessuno sembra essere chi dice di essere, confondendo lo spettatore non riuscendoci a far prendere una posizione. Non sembra nemmeno esserci spazio per l'innocenza di una madre, perché qui la madre protagonista Julia non è uno stinco di santo come si potrebbe pensare fin dall'inizio, eppure si cerca di comprendere la sua psicologia.

Una donna che ha vissuto in Africa e che ha visto la pessima condizione dei bambini e che n'è rimasta talmente segnata non poter permettere che la cosa si ripetta a Cold Rock, dove i bambini non avrebbero potuto avere futuro.

E' per questo che diventa una sorta di Uomo Nero e li allontana dalla cittadina non lasciandone più traccia.

Ma c'è qualcosa di più profondo. C'è il bisogno del regista di raccontarci che bisogna salvare questi bambini e non ora che sono perduti, dispersi, ma quando sono ancora presenti con noi.

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E in un discorso più ampio questo si può vedere dal punto di vista metaforico: non si possono cercare di riprendere nel momento in cui hanno già perso la loro strada, ma prima i genitori devo stargli accanto guidarli perché non perdano mai la retta via, la via di casa.

La cosa più originale è quella di aver trasformato l'Uomo nero in qualcuno che fa del bene, una squadra di protettori, disseminati per l'America, che li cancella l'identità, rendendoli morti secondo l'anagrafe, ma donandogli una nuova possibilità in una famiglia migliore.

Il personaggio di Jessica Biel è colei che decide di addossarsi la colpa per proteggere questo segreto, perché qualcuno in città che potesse essere additato come mostro doveva pur rimanere. Ed è qui che il regista tira fuori il suo tanto caro tema del sacrificio del singolo affinché avvenga la purificazione.

Un film che non ti aspetteresti così profondo ed intenso, che gioca sulla capacità di dimenticare dei bambini più piccoli, di adattarsi alle nuove situazioni di modo che questi "Tall Man" possano scegliere per loro una famiglia migliore se non si meritano quella biologica. Un morire metaforicamente per rinascere come qualcun altro e di questo n'è simbolo la ragazzina più grande che "subisce" questo trattamento, Jenny. E' lei, infatti, a raccontare la storia e sottolineare che ha amato e ama entrambe (anzi tre perché conta pure Julia) le sue madri, che ora ha la vita che ha sempre sognato, ma che non riesce a dimenticare e, nello sguardo in camera finale, capiamo la sua continua lotta interiore sul tornare sui suoi passi o continuare la nuova esistenza.

Film a sopresa della settimana, una chicca con un' altrettanto soprendente performance di Jessica Biel.

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