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5. Recensione del film ''L'albero della vita - The Fountain''icona indice


{extravote 1} L'albero della vita - The Fountain è senza ombra di dubbio il film più complesso e spiazzante di Darren Aronofsky.

Trovatevi in una sala o in una stanza a guardare il film con un paio di persone e vi renderete conto dell'effetto che provoca, dividerà sicuramente l'opinione e scaturirà interpretazioni differenti e nessuna di esse sarà, mai, veramente sbagliata.

Chi considera il film il meno riuscito del regista americano, probabilmente è perché non si aspettava di essere messo di fronte a simili quesiti senza un' evidente risposta, al trattamento così metafisico di simili tematiche.

Il film, infatti, parla della possibilità e della ricerca di essere immortali spostandolo, essenzialmente, su tre piani differenti: quello metafisico nello spazio, quello remoto storico della Spagna dell'inquisizione e quello terreno-reale, tutti uniti dai due personaggi ricorrenti di Tom (Hugh Jackman) e Izzi (Rachel Weisz).

La parte terrena è quella più semplice da capire e anche la più emozionante, in cui Tom deve convivere con la malattia che sta prendendo il sopravvento sulla moglie Izzi e la sua lotta per cercare di mantenerla in vita. Non manca, ovviamente, il tema ricorrente aronofskyano dell'ossessione e qui si ritrova nella ricerca, da parte dell'uomo, di una cura per il tumore al cervello della donna.

A collegare questa parte alla dimensione storica che vede Tomas (Tom) cercare di salvare la regina Isabel (Izzi) dall'inquisizione che l'aveva considerata eretica, c'è una battuta del protagonista che paragona, appunto, l'inquisizione ad un grande tumore che deve essere estirpato. In maniera metaforica il regista ci sta sempre conducendo sulla stessa strada, cioè quella della ricerca della salvezza della persona che si ama, dell'estirpazione del grande male (anche se visto sotto forme differenti).

E qui inizia la parte più complessa dell'intera pellicola. Tomas viaggia oltre lo spazio e il tempo e si ritrova al cospetto del L'albero della vita - The Fountain e a questo si collega la parte metafisica del film. Se noi dividiamo l'opera in tre sezioni corrispondenti alle tre dimensioni, notiamo che l'albero appare in due: nella parte finale di quella storica e in tutta la parte metafisica dove vediamo uno Hugh Jackman completamente pelato che, seguito dalla coscienza di Izzi, mantiene viva la pianta.

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Il mio primo pensiero è stato quello di supporre che questa terza dimensione altro non fosse che la proiezione della mente di Tom della prima dimensione, quella terrena, che dopo la morte della moglie ha deciso di ritirarsi in un mondo tutto suo dove Izzi è ancora viva anche se sottoforma di albero. Questo può trovare la sua conferma nel parallelo tra i peli che si rizzano di Izzi della dimensione terrena e i "peli" che si rizzano dell'albero in questa dimensione fuori dallo spazio e dal tempo. Qui Tom è come se avesse inglobato in sè, nel suo mondo, la moglie per non lasciarla mai andare e che sia senza capelli proprio per ricordarsi la chemio della moglie o le operazioni da lei subite al cervello.

Darren Aronofsky non si propone di parlare dell'amore che dura per sempre o immortale ma, quello che si può ancora supporre guardando le tre dimensionim è l'idea di reincarnazione e del destino che vuole sempre Tom e Izzi fianco a fianco anche se sotto forme diverse. E allora l'ordine cronologico degli eventi ed un film lineare vedrebbe prima la storia ambientata nella Spagna dell'Inquisizione, poi quella dei nostri giorni e infine quella metafisica dello spazio. In ogni caso per l'uomo, la donna è sempre un qualcosa da proteggere e venerare, il fine di ogni suo comportamento e azione.

Tom/Tomas vive per Izzi/Isabel oltre lo spazio ed il tempo, oltre le regole della fisica, oltre le leggi della medicina.

Un'altra interpretazione plausibile è che l'unica realtà sia quella della contemporaneità e le altre scaturiscano dalla fantasia delle storie di Izzi e si insinuino poi nella mente di Tom che le percepisce come reali, anche se reali non sono. Chiede al marito di finire la storia per lei ed è per quello che lui si inoltra in realtà che non gli appartengono, ma che gli permettono di mantenere un legame con la moglie defunta. Oppure il passato è frutto della fantasia ed è la storia che viene poi completata da Tom, mentre l'ambito metafisico è reale ed è la vita dopo la morte dello stesso Tom che ritrova Izzi sottoforma di albero della vita, dove per vita si intende quella di Tom stesso.

L'albero della vita - The Fountain è poi un film visivamente meraviglioso dove la fotografia di Matthew Libatique unita alle metafisiche sonorità create da Clint Mansell creano uno scenario da sogno, giustamente, extraterreno.

Se leggete un po' di critiche in giro per il web vi accorgerete di come il film sia stato molto criticato e addirittura odiato per la sua incomprensibilità, ma la realtà, secondo me, che ha causato tutto questo astio verso la pellicola, è stato l'irritarsi dopo le prime scene, quando tutto appare troppo confuso e illeggibile.

Se solo si stesse più attenti ad alcune scene, se si guardasse senza partire già prevenuti, si vedrebbero le risposte o le varie interpretazioni che il film può dare.

Molti sono dell'idea che se un film non dà risposte, ma crea mille domande, vuol dire che non è riuscito a dare una linearità alla storia, ma ha creato solamente confusione.

Io, invece, credo che quando un film fa discutere, suscita ipotesi anche se non si sa quali siano giuste oppure no, e, soprattutto, induce al confronto, il risultato sia una pellicola riuscita e che, ad ogni nuova visione, si trasforma in qualcosa di nuovo che ancora non si aveva notato.

L'albero della vita - The Fountain è un film sulla morte, sul contatto con essa e sulla voglia di tornare a vivere, tocca a voi, però, trovare i modi in cui Darren Aronofsky cerca di spiegarcelo.

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