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5. Recensione del film ''Mansfield Park''icona indice


{extravote 1} Quando si tratta di un film tratto da qualche libro di Jane Austen il rischio è di dire "Ancora?", ma personalmente non sono mai sazia di questo tipo di pellicole, per quanto ripetitive possano essere.

Credo fermamente che Mansfield Park, sia già una storia che abbia delle novità al suo interno e che per questo valga la pena di essere visto o letto.

Fanny è la classica eroina dell'autrice: sicura di sè, padrona del suo destino, intelligente e colta, tutto quello che una donna di quest'epoca e di quella dovrebbe essere. Come sempre, dunque, le protagoniste risultano estramamente attuali e il femminismo austeniano è sempre ben visibile.

Rispetto ad una Elizabeth Bennet di Orgoglio e Pregiudizio, la nostra Fanny ha un segreto nel cuore: ama un ragazzo, Edmund, e non può e non vuole ammetterlo per non rovinare il loro rapporto d'amicizia.

Anche in questo siamo davanti ad una situazione d'attualità dove milioni di ragazze e donne potrebbero ritrovarsi e ricordiamo che sono passati quasi duecento anni da quando è stata stesa la prima versione del romanzo!

Fanny è corteggiata da Henry Crawford di cui vorrebbe innamorarsi, di cui vorrebbe convincersi che si potrebbe accontentare e dopo il primo sì, dettato da un gesto istintivo dopo una lettera di Edmund che le diceva del suo imminente matrimonio con Mary Crawford, sorella dello spasimante di Fanny. Dopo una notte però capisce dello sbaglio fatto e ritira la sua parola verso quell'uomo che stava facendo di tutto per farsi amare: niente serve essere gentile, niente serve un carretto con i fuochi d'artificio e le colombe, Fanny ha nel cuore solo un uomo, Edmund.

Per lei o sarà lui l'uomo al suo fianco o non sarà nessuno, perché è stato il primo a guardarla con occhi diversi quando è arrivata a Mansfield Park, è stato l'unico a farle battere il cuore come non mai ed è inutile cercare di accontentarsi di qualcuno che potrebbe renderla felice, Fanny non vuole condizionali, vuole vivere Edmund con tutto quello che potrebbe comportare.

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Quanti di voi si stanno rivedendo nel comportamento di Fanny? Sicuramente un bel po' sintomo che l'animo umano, nonostante i progressi della società, non è cambiato, è rimasto immutato nei secoli e per fortuna che ci sono ancora persone come Fanny che provano questi sentimenti puri e ne rimangono fedeli, perché in fondo al loro cuore ci credano.

Il fatto che vi ritroviate in questa storia fa capire uno dei motivi per cui i film tratti dai romanzi di Jane Austen vengano continuamente riproposti: le epoche cambiano, i sentimenti restano.

Ovviamente il lieto fine non manca e, come se fossero dei quadri in esposizione (oppure uno dei racconti che scrive la protagonista), ci vengono mostrate le vite attuali di tutti i personaggi, felici e contenti.

Mansfield Park non risulta mai pesante e si segue con piena partecipazione grazie anche ad alcune trovate della regista Patricia Rozema dove Fanny si rivolge direttamente al pubblico che diventa la sorella della ragazza, Susan, a cui lei scrive le lettere. E se c'è un momento nel film in cui questa cosa sembra sparire, ecco che ritorno giusto sul finale quando può congiungersi ad Edmund e lo abbraccia: c'è uno sguardo dritto in camera oltre le spalle del ragazzo come per dirci "Credete in quello che vi dice il vostro cuore e seguitelo, il lieto fine arriverà".

Frances O'Connor è perfetta nel ruolo della protagonista, soprattutto perché ha un viso che si presta molto bene a questo genere di film in costume. Jonny Lee Miller è altrettanto bravo nel dolce e impacciato Edmund, Alessandro Nivola ha quell'aria da tenero bastardo perfetto per Henry Crawford (anche se me lo sarei immaginato un po' più affascinante). Peccato solo per James Purefoy, ottimo attore, relegato in un ruolo come quello di Tom troppo marginale e mai veramente sviluppato.

Un film che ti scalda e mette calore nel cuore, da vedere in una fredda sera invernale oppure in una serata in cui volete estraniarvi dal mondo intero, perché è questo il potere dei mondi creati dal genio austeniano.

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