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9. Dicono del Film ''Match Point''icona indice


Critica Italiana: [1]

  • Tullio Kezich da Il Corriere della Sera del 13 Maggio 2005: «Allen è un maestro capace di rimescolare le carte e iniziare con 'Match Point' una partita tutta nuova. Niente più Manhattan, ma Londra; niente più jazz, ma la musica lirica; niente più risate, ma un conflitto d'anime che sconfina nella tragedia. (...) Ho anticipato, esagerando, che nel film non c'è niente da ridere, ma devo ammettere che si sorride spesso; e se il finale svela qualche nota stonata, come il faccia a faccia del protagonista chiamato a confrontarsi con due fantasmi, è risollevato da un colpo di genio.»
  • Valerio Caprara da Il Mattino del 14 Maggio 2005: «A suo pieno agio nella trasferta londinese, il regista rinuncia a mettersi in scena come impagabile farceur, ma in compenso costruisce un thrilling societario che da una parte richiama il nichilismo di Dostoevskij e il naturalismo di Dreiser ('Una tragedia americana'), dall'altra la sorniona ed elegante crudeltà dell'ultimo Hitchcock. 'Match Point' si giova, innanzitutto, di stupende recitazioni, sostenute da dialoghi scritti in stato di grazia che sarebbe ideale gustare nel perfetto inglese originale; poi centra tutti i dettagli psicologici, tutte le sfumature ambientali, tutte le chiavi narrative mantenendo sempre alta la tensione e schivando la nota debolezza dell'autore per il tragico cerebrale.»
  • Fabio Ferzetti da Messaggero del 13 Gennaio 2006: «Invece 'Match Point', asciutto e incalzante come un teorema, è un gioiello. [...] il tratto è ancora più secco, lo sguardo più disilluso, condanna e indignazione lasciano il posto a un'ironia amara e perfino crudele. Non esistono il bene e il male, non c'è morale o legge che tenga.[...] Ma il film non sarebbe così crudo e sferzante se non mescolasse abilmente le carte della libidine e del (ri)sentimento di classe. Sono l'amarezza e la vulnerabilità della Johansson a conquistare il tennista facendolo sentire vicino a lei; sono la sua malizia, i suoi fianchi burrosi, le sue forme perfette a farlo crollare. Ma sono gli agi, i lussi, le regole della famiglia upper class a condurre la danza. Danza macabra, inutile dirlo, come nello Strindberg prediletto da Allen. Che con questo film implacabile e perfetto entra definitivamente fra i grandi, anche se in una categoria imprevista.»
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    Alberto Crespi da L'Unita del 13 Gennaio 2006: «"Il quarantesimo film da regista di Woody Allen è uno dei suoi più belli. Si gioca con 'Zelig', con 'Crimini e misfatti', con 'Harry a pezzi' e con 'Mariti e mogli' il titolo di capolavoro della maturità, di miglior film del periodo successivo ai folgoranti esordi di 'Bananas', di 'Io e Annie' e di 'Manhattan'. (...) Woody Allen è, gli piaccia o no, un intellettuale e nel film abbondano i riferimenti a Dostoevskij, oltre che a Hitchcock. 'Matchpoint' può essere letto come un 'Delitto e castigo' ai margini della City. [...] Film gelido e divertente, 'Matchpoint' schiera una squadra di interpreti sopraffini. Oltre ai citati, vorremmo lodare anche il riccone Brian Cox e il poliziotto cockney James Nesbitt. Ma come spesso accade nei film inglesi, anche l'ultima comparsa in fondo a destra è un genio. Non perdetelo, per a al mondo.»

 

Critica Estera: [2]

  • Amy Biancolli dallo Houston Chronicle del 20 Gennaio 2006: «In every scene, Allen's direction is unflinchingly clear-eyed, and it's a pleasure being walked through London at the same unhurried pace that he's taken through Manhattan all these years.»
  • Liam Lacey da Globe and Mail del 20 Gennaio 2006: «Johansson finds her own speech rhythms in Allen's arch dialogue, and in the process, gives his film a quality that his recent work has often lacked, the recognizable flutter of a heart beat behind the façade of the character.»
  • Terry Lawson dal Detroit Free Press del 20 Gennaio 2006: «Match Point, a film that makes us examine well-considered questions in new light, is what Woody Allen sees when he gets out of his comfort zone, we can only hope he sees the benefit of travel.»
  • Roger Moore dall Orlando Sentinel del 20 Gennaio 2006: «Match Point is airless, repetitive.»
  • Tom Long da Detroit News del 20 Gennaio 2006: «This is Woody beyond Woody, his best work in more than a decade and the antithesis of most fans' expectations.»

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Avatar di admingat
admingat ha risposto alla discussione #354 8 Anni 5 Mesi fa
Scarlett Johansson non si può di certo dire che incarna i canoni assoluti della bellezza, ma Woody Allen l'ha formata e trasformata in una calamita d'attrazione sensuale e sessuale senza eguali. Persino chi non ama le fumatrici, o le bionde, o chissà cos'altro, non può non essere attratto da lei. E' a dir poco straordinaria e provocante in ogni gesto ed ammiccamento... E di fatti anche il protagonista ne viene attratto cadendo come in vortice dalla quale sembra non uscirne.
Il finale è straordinario per maestria e per la storia. Le ultime scene racchiudono e sintetizzano tutto il film per quei pochi che non ne avessero compreso la morale.. ma la "fine" di uno dei protagonisti mi ha fatto struggere il cuore. Film ovviamente consigliatissimo.