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5. Recensione del film ''Ponyo sulla scogliera''icona indice


{extravote 1}Hayao Miyazaki ha la capacità di farsi in quattro e ad offrire al suo pubblico qualsiasi tipo di genere di film esso voglia.

Abbiamo opere più mature come ''*Il castello errante di Howl*'', quelle più dirette poetiche come ''*Il mio vicino Totoro*'' e poi c'è quell'opera più per bambini ed infantile (in positivo eh) del maestro: Ponyo sulla scogliera.

Miyazaki porta al limite, in questa sua opera magnifica quanto le altre, l'idea di fanciullesco che c'è di base anche nei sui film precedenti.

Non c'è da arrovellarsi troppo sulla trama, Ponyo è creato apposta perché venga percepito immediatamente anche da un bambino piccolo ed è il simbolo di quella magia, immediatezza e semplicità che Miyazaki ha fatto da sempre bandiera del suo cinema, anche più complesso.

Non ci sono mostri, streghe malvagie o folletti.

Qui siamo davanti ad una rivisitazione della storia della Sirenetta che già Walt Disney ci aveva raccontato e che il genio giapponese vuole riproporci inserendola in un contesto ambientale ben definito.

Se ''*Il mio vicino Totoro*'' era nato per la salvaguardia delle zone forestali del Giappone, Ponyo si occupa del mare, di come esso sia un posto meraviglioso, ma che può anche scatenarsi in una potenza distruttiva come lo Tsunami nel finale della pellicola.

Ma il regista fa qualcosa di più in questa pellicola che nasconde un significato molto importante e che molti non coglieranno: l'incontro tra mondi diversi.

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Non solo tra Sosuke e Ponyo, ma tra l'Oriente che incontra l'Occidente in una rivisitazione del mito della Sirenetta tipico della tradizione Europea che viene ripreso da un Giapponese doc e poi nel mare che incontra la terra con lo Tsunami.

C'è una visione immensa del mondo visto nella sua totalità, senza differenze, di capacità di accettare il diverso ed integrarlo nella normalità. Sosuke non ci mette niente a fare amicizia con Ponyo e tantomeno la pesciolina a legarsi al bambino, non vedono che sono diversi o comunque non gli interessa tanto che Ponyo si trasforma in essere umano perché non c'è distinzione, sono uguali e come tali hanno il diritto di vivere assieme, nonostante le riserve di chi sta sotto l'acqua a governare come un moderno Poseidone.

Sosuke è, quindi, il protagonista assoluto, assieme alla piccola Ponyo, di questa pellicola. Un bambino, esattamente come in Totoro, piccolino e non che si fa carico di un'intera famiglia, ma che ha quella spontaneità che non appartiene al mondo adulto o al mondo di quei ragazzini che sono dovuti crescere troppo in fretta protagonisti di tantissime opere miyazakiane.

Egli non giudica cattivi, quelli che dal pubblico più grande vengono subito bollati come i villain di turno, e giusta ragione perché loro non sono veri cattivi, in questa pellicola non ce ne sono, e Sosuke è saggio nel capire le ragioni dei loro comportamenti nel cercare di riappacificare dei mondi così lontani.

Sicuramente non sarà il capolavoro di Hayao Miyazaki, ma è un piccolo cult nato dalla capacità dell'autore di far esplodere una miriade di colori sullo schermo e nel cuore dello spettatore che non potrà non sciogliersi davanti alla pesciolina Ponyo, idolo già di tutto i veri fans.

Imperdibile per tutta la famiglia.

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