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5. Recensione del film ''Re della terra selvaggia''icona indice


{extravote 1}Il caso dell'anno: 4 nomination all'Oscar (tra cui miglior regia dove non figura nemmeno il Ben Affleck di ''*Argo*'') per una pellicola completamente fuori dagli schemi.

In Italia è stato distribuito in 23 copie e il motivo è molto semplice: la difficoltà di visione dell'opera. Questo non perché sia troppo pesante, ma proprio perché è un film che corre da una parte all'altra velocemente come se fossimo nella mente della protagonista, la piccola Hushpuppy.

La bambina vive con in la padre in una zona paludosa de La Grande Vasca, tagliata fuori dal resto del mondo attraverso una diga. La madre l'ha abbandonata e vive in una casa separata dal padre, che molte volte la lascia sola in compagnia di animali selvatici.

Gli abitanti della zona non fanno altro che fare festa, solo la maestra Miss Bathsheba spiega ai bambini la situazione della natura in cui sono ed ecco il tema principale dell'intera pellicola: l'ambiente e la distruzione di esso da parte dell'uomo.

Quando il padre viene colpito da una strana malattia e la natura si ribella, Hushpuppy è convinta che le due cose siano legate e che basti anche una piccola cosa perché, come un domino, tutto si sfaldi o si rimetta al proprio posto.

Tutta questa parte, non vi nascondo, che è pesante e faticosa perché bisogna cercare di capire il significato di quello che si sta vedendo. La pellicola, infatti, non trova la sua forza dalla storia che sta raccontando, ma dall'ambientazione che vive sospesa tra il presente ed un passato non indefinito, dove c'è la possibilità che figure mitologiche riprendano vita e crei scompiglio come se fossero cavalieri dell'Apocalisse.

Il regista continua a sbalottarci tra immagini che sembrano documentaristiche ad altre fantasy con metafore di non sicura immediata interpretazione (ci vorrebbero più visioni e attenzione ad altre cose rispetto al plot principale).

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Essendo ambientato a New Orleans, l'innondazione che colpisce la zona, ricorda sicuramente il post Katrina ed è un omaggio a quella popolazione che ha combattuto e ha saputo trovare il modo di sopravvivere anche nella disgrazia.

La parte più interessante e quella che colpisce di più, è quella che esplode, realmente, nell'ultima mezz'ora, ma che è una delle fondamenta di questo Re della terra selvaggia. Ci sono persone e sguardi, soprattutto tra padre e figlia, che nel loro rapporto di amore e odio trovano nel finale un ricongiungimento perché Wink, sul letto di morte, ha visto che la creatura mitologica si è inchinata davanti alla sua Hushpuppy che è diventata il Re di quelle terre selvagge e che, metaforicamente, è cresciuta.

Quello della bambina è anche una ricerca dell'amore di una madre e dell'amore in generale, perché è quello che sa fare meglio: donare il suo affetto sia alle persone che agli animali. E così in quel locale dove viene portata dal marinaio che la porta in salvo, ci monta su la speranza che quella donna con gli occhi così simili ai suoi, possa essere sua madre e che le dà quel gesto d'amore che tanto aspettava.

Per tutta la pellicola veniamo catapultati dentro e fuori la mente di Hushpuppy, nel fiabesco che si unisce al reale senza che noi comprendiamo realmente la linea di demarcazione tra le due realtà

Il film non è troppo semplice, ma non nasconde in sé quel non so che di delicato dovuto alla spontanea e dolce interpretazione di Quevenzhané Wallis, impossibile da non amare.

Domandarsi, però, se tutta l'opera sia da Oscar è una domanda difficile.

Se pensiamo all'importanza ambientale allora sì ma, secondo me, non ha quella forza che potevano avere altre pellicole o interpretazioni lasciate fuori dalla corsa alla statuetta.

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