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5. Recensione del film ''Troy''icona indice


{extravote 1}Era dai tempi di Ben Hur che non si vedeva un colossal storico hollywoodiano così, Troy infatti, è dotato di pomposità, eleganza dei personaggi storici e può vantare la presenza di intrepidi attori come il grandioso Brad Pitt, che hanno mostrato tenacia e prestanza fisica.

Nulla da togliere ai colleghi, un Orlando Bloom che all'epoca era ancora conosciuto a molti, reduce dal successo de Il Signore degli Anelli e un Eric Bana possente e virile.

A contrastare con il cast di supereroi mitologici, la leggiadria di Diane Kruger, la Elena di Troia, che contrariamente ai miti greci, che la volevano indotta ad amare Paride solamente dopo l'intervento di Venere, qui è di sua spontanea volontà che fugge da Sparta, insieme a lui, dopo essersi accorta di non amare Menelao.

Il film, proprio per i suoi costumi, per il fatto di appartenere al filone storico-mitologico ed epico, è definito peplum, una celebrazione della capacità degli studios hollywoodiani di dimostrarsi attenti e degni nel mettere in scena le gesta degli eroi dell'Iliade.

Per chiunque di noi occidentali e soprattutto europei, è storia nota: vi sono due schieramenti con i rispettivi alleati, da una parte Agamennone, grande re di quasi tutte le città greche ad eccezione di Troia appunto, alleato con Menelao, che è a capo della città di Sparta, Ulisse, ed Achille, che quasi come un mercenario, sta dalla parte di Agamennone, ma in cuor suo gli è contrario, perché troppo avido di potere.

Dall'altra vi sono, Priamo, re di Troia con i figli Ettore e Paride, intenzionati a dimostrarsi caritatevoli, volendo firmare una pace con Menelao.

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L'amore, i sentimenti, la gelosia, sono però la chiave di tutto, essi infatti, quelli che nascono a causa dell'avvicinamento fra Elena e Paride, porteranno poi ad una guerra colossale appunto, un pretesto questo, per dare man forte al desiderio di Agamennone, di impossessarsi di quell'unica città che gli manca.

Menelao e quest'ultimo infatti, mandano Ulisse, interpretato da un altro reduce de Il Signore degli Anelli, Sean Bean, a reclutare il mercenario Achille, inizialmente non intenzionato a mettersi dalla parte di Agamennone e poi spinto dalla sete di gloria e potere.

Ha qui inizio la guerra più famosa della mitologia e del cinema degli ultimi anni, per navi e per mari e per terra e per carri, Achille e il suo esercito riescono a sconfiggere i troiani.

Sono però sempre le donne ad essere la causa di continui litigi e conflitti, dopo Elena infatti, sarà la volta di Briseide, sacerdotessa e cugina di Paride ed Ettore, essa sarà motivo di litigio fra Achille, che sembra amarla ed Agamennone, intenzionato a possederla.

La seconda parte del film vede un duello (non western!), fra Paride e Menelao, posta in palio, Elena di Troia. Il debole Paride dovrà essere però aiutato dal fratello Ettore, che uccide barbaramente l'avversario.

Agamennone scaglia la propria ira su Troia e contrattacca, ma dovrà però vedersela con un Ettore spaventosamente arrabbiato che ucciderà chiunque, anche uno dei guerrieri più bravi e possenti.

Il film prosegue con un'altra guerra importante a colpi di frecce e spade: in essa muore Patroclo, cugino a cui Achille era molto legato, quella che segue è una delle scene a mio parere più belle del film.

Achille infuriato e addolorato si presenta sotto le mura di Troia, chiede un combattimento con Ettore, assassino di Patroclo e al termine, con la sconfitta del troiano, Achille lega il corpo dell'avversario al proprio carro e lo trascina nella polvere.

Una scena straziante, che commuove, ma senza ombra di dubbio una delle più affascinanti e nella sua drammaticità, più belle del film.

Segue poi l'entrata nella mura della città di Troia, del famoso cavallo ideato da Ulisse. Priamo viene ucciso, Achille riesce a salvare Briseide, che uccide Agamennone, Paride pensando che Achille stia rapendo la cugina lo colpisce con una freccia al tallone, il suo punto debole e lo uccide e alla fine ciò che Paride e Briseide si lasciano alle spalle, è la distruzione, la morte e una guerra, che come tante, non portano a nulla di buono.

Fermo considerando che le inesattezze storiche-mitologiche ve ne siano, Troy rimane un colossal ben recitato, imponente, grazie al budget e ai mezzi di produzione, assomigliante alle gesta raccontate nel celebre poema omerico e una soglia del ridicolo sfiorata in poche occasioni, lasciando nella bocca dello spettatore un restrogusto dolceamaro, ma nel complesso, un succulento pasto per gli occhi e il cuore.

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