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5. Recensione del film ''Un sapore di ruggine e ossa''icona indice


{extravote 1}Corpi. Corpi che si cercano, corpi che si allontanano, corpi distrutti, corpi che si rimarginano. Ruggine quella che fatica ad andarsene dal fondo del cuore, quella che bisogna raschiare via per ritrovare l'amore. Ossa quelle spezzate, dimenticate, indispensabili, guarite, rimesse assieme anche solo dal punto di vista figurato.

Stéphanie è un addestratrice di orche marine in un parco acquatico. Un giorno, a causa di un incidente, finisce in acqua e, attaccata da uno degli animali, perde le gambe che le vengono amputate.

Alì è un giovane padre single che ama i combattimenti e la boxe e che fatica a mantenersi. Le loro vite si incrociano e mentre Alì riporterà la voglia di vita alla donna, Stéphanie cone fatica riuscira a far prendere all'uomo la giusta direzione nella sua vita, imparando a prendersi cura del piccolo Sam e, contemporaneamente, del suo talento nel combattimento.

Jacques Audiard ci ha abituato a storie dove la miseria, la vita che ti butta a K.O. le disgrazie non fanno altro che, dopo un primo momento di sconforto, motivare i suoi protagonisti a trovare uno spirito vitale a loro prima sconosciuto, ad affrontare tutto con estrema forza e coraggio.

 

Da queste caratteristiche non sono esenti i due protagonisti di Un sapore di Ruggine e Ossa, presentato in concorso all'ultimo Festival di Cannes.

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Stéphanie è una donna che si è vista privata di tutto nel momento in cui le cose di cui si fidava di più, le orche, sulle quali aveva costruito un'intera carriera l'hanno tradita, attaccandola e privandole delle gambe, dell'elemento che ci tiene in piedi, qui sia in senso figurato che letterale.

Alì è un uomo che non sa fare il padre, rimasto bambino lui stesso, pensa solamente a fare sesso con donne appena conosciute o con cui non vuole avere nessun legame. Gli interessa combattere e portare a casa i soldi facendosi spaccare le ossa.

Entrambi hanno bisogno di qualcuno che tolga la ruggine dalle loro ossa, che le ripulisca e che li ami per quello che sono, che riesca a star loro accanto nonostante le difficoltà e le debolezze.

Difficoltà che in questa storia fanno da padrone, ma che trovano la loro completa risoluzione nel contatto tra i corpi, nel contatto con un altro essere umano. Stéphanie riscopre la voglia di vita nel rapporto con Alì, non solo dal punto di vista sessuale, ma anche in quello affettivo. E' il cuore a dover essere curato, ripulito, più che le gambe; appena esso ritrova il coraggio di fidarsi e affidarsi ad un altro essere le gambe saranno solo un optional da poter sopperire con le protesi.

Perché qui la differenza tra animale, bestia ed essere umano è un confine sottile. Il personaggio di Marion Cotillard è stata tradita da un animale e si sente offesa da tutti gli esseri presenti nel mondo, solo quando riesce a concedersi completamente ad Alì, ad accettare di potersi fidare di nuovo di qualcuno, che può incontrare l'orca che le ha fatto del male, in una delle scene più dolci viste recentemente.

Alì è una bestia che si trasforma in animale e infine in essere umano grazie alla vicinanza di Stéphanie, alla sua comprensione, al suo trasformare le notti di sesso animalesco, in notti d'amore, al suo trasformare il suo combattere per strada in combattimenti da professionista in un campionato.

Se almeno per metà del film le ombre dei protagonisti sono molto presenti, man mano che i due imparano a conoscere se stessi e l'altro, si dissolvono: non sono più quindi ombre nella vita, ma presenze vitali e costanti.

Un sapore di ruggine e ossa è un film intenso, con due protagonisti meravigliosi che riescono a dare spessore ai propri personaggi, creando una storia bella da vedere e soprattutto da sentire sotto la pelle.

Sì perché è lì che vanno ad instaurarsi le loro vicende, si attaccano alle ossa di chi sta guardando e rimangono come un ricordo di una pellicola emozionante e sincera.

Si percepiscono le loro sofferenze, le soggettive volute dal regista, sono quelle che riusciresti a sentire anche senza la tecnica cinematografica, perché Marion Cotillard e Matthias Schoenaerts recitano con le espressioni e con i movimenti dei corpi trasferiscono su di noi il loro dolore, la loro sofferenza.

Peccato la poca distribuzione italiana perché questo è un film che avrebbe toccato molti cuori e che vi consiglio di recuperare.

 

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