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5. Recensione del film ''Una lunga domenica di passioni''icona indice


{extravote 1}Della serie chi non muore si rivede e l'amore vince su tutto, questa seconda collaborazione fra il regista Jean-Pierre Jeunet e l'attrice Audrey Tautou, segna l'esordio drammatico della giovane interprete che qui assume il ruolo di “vedova di guerra” nonostante essa sia solamente fidanzata con il giovane soldato Manech e non intenzionata a rinunciare al suo sogno di rivederlo dopo la guerra.

La rassegnazione, l'arrendersi davanti alle tragiche fatalità del conflitto mondiale, non sono certo le caratteristiche che contraddistinguono questa ragazza, che avendo già sofferto in tenera età a causa di una malattia grave che l'ha resa sciancata, ha ormai nel suo Dna la voglia di farcela, di andare avanti e non smettere di sperare.

La pellicola permette allo spettatore di immergersi insieme alla protagonista nella ricerca disperata del suo primo amore, con una Prima Guerra mondiale appena accennata ma che nonostante la breve cartolina, ci mostra le terribili condizioni di vita dei soldati, pronti ad auto-infliggersi dolore per riuscire a sfuggire ad un destino di morte deciso dalla parte nemica ed optare per la decisione da parte della corte marziale del proprio paese.

Essendo il libro da cui è tratto ricco di lettere, unico strumento di comunicazione in quei terribili anni, Guillaume Laurant e Jean-Pierre Jeunet si sono potuti sbizzarrire con la sceneggiatura, intervallata da flashback, estratti di lettere lette da Mathilde e gli eventi presenti, con le indagini della ragazza.

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Audrey Tautou ci regala qui un'interpretazione intensa e toccante, completamente diversa da quella della spiritosa Amélie, riesce a coinvolgere ed emozionare, senza risultare mai scontata e patetica.

A contribuire alla buona riuscita del film anche il resto del cast, dal caratterista Dominique Pinon, già al fianco di Audrey Tautou ne ''*Il favoloso mondo di Amélie*'', ad una Marion Cotillard ancora sconosciuta ai tempi, ma infallibile nel suo ruolo da vedova nera, dalla vedova vogliosa Jodie Foster alla macchietta divertente del postino, messaggero personale di Mathilde, interpretato da Jean-Paul Rouve; totalmente assente, silenzioso e decisamente poco innamorato appare Gaspard Ulliel.

L'unica pecca del film è probabilmente rappresentata dal ritmo poco lineare (con alti e bassi), che a tratti può risultare pesante essendo la trama ricca di personaggi, nomi e date storiche, difficili da immagazzinare interamente; un vero peccato per un film che nonostante duri più di due ore, riesca comunque ad emozionare.

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Avatar di sary_cult
sary_cult ha risposto alla discussione #204 8 Anni 5 Mesi fa
Quello che apprezzo di questa pellicola è il modo il cui il regista ha deciso di trasformare il romanzo epistolare, giocando con flashback e con la sceneggiatura in generale. L'amore ai tempi della guerra non è sicuramente uno dei temi più originali del mondo, ma il modo in cui viene raccontato da qualche punto in più alla pellicola.