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9. Dicono del Film ''Una lunga domenica di passioni''icona indice


Critica Italiana: [1]

  • Dario Zonta de L'Unità: «Una lunga domenica di passioni miscela il melodramma (l'amore contrastato dal destino), il film di guerra, il film d'investigazione (la faticosa ricostruzione degli eventi che portano Mathilde in giro per tutta la Francia) e il film fiabesco in una versione ibrida che vanta, oltre a qualche suggestione scenografica, lo straniamento dello sguardo di Amelie-Tautou sul mondo. [...] Alla fine Una lunga domenica di passioni dà il suo eccentrico contributo alla scarsissima filmografia sugli orrori di trincea della Grande Guerra, elevandola di un grado sulle ordinate del grottesco e spostandola di un altro grado sulle ascisse del melodramma. [...]»
  • Marco Balbi della rivista Ciak: «Senza voler essere irriverenti, potremmo dire che Una lunga domenica di passioni [...] potrebbe essere la storia della nonna di Amélie. [...] Forse proprio in questo sta il maggior problema del film di Jeunet: che fatica a liberarsi del fantasma di Amélie. [...] L’abilità di Jeunet di ricostruire atmosfere e ambienti è notevole, l’attenzione per i dettagli è maniacale ma non stucchevole e l’uso del digitale è tanto ma discreto [...] »
  • Mariarosa Mancuso de Il Foglio: «Chi aveva scambiato “Amélie” per un film stucchevole e buonista, stia alla larga. Chi lo aveva trovato una meraviglia per gli occhi, non disgiunta da una certa crudeltà, si precipiti. Mathilde ha per sfondo i manifesti del cafè chantant, i calendarietti del barbiere, le stampe parigine di inizio secolo, i cuoricini pulsanti. Le scene di guerra sono grigie, gelide, macabre come in “*Orizzonti di gloria*”.»
  • Maurizio Porro de Il corriere della sera: «Racconto kolossale e corale, variopinto e divertente, con la Storia ricostruita in digitale e un accumulo di generi e di stili in equilibrio narrativo perfetto, un puzzle di mélo, cantastorie, fisarmonica nazionalpopolare, un’ombra di Tati e di Simenon.»

 

Critica Estera: [2]

  • Compra il DVD o il Blu-Ray del Film

    Lisa Nesselson della rivista Variety del 22 Ottobre 2004: «Intricate script rife with characters means Jeunet must keep lots of balls in the air. For some viewers, male characters and their respective significant others may be hard to keep straight, if only because otherwise distinctive actors tend to look similar in period garb and prominent moustaches. There is no mistaking Tautou's perf for anything but essential as intricate tale bounces back and forth in time. [...] »
  • James Berardinelli di Reelviews: «[...] For A Very Long Engagment, Jeunet tones down his stylistic excesses, which would be out of place in a story that is more somber. [...] Although Tautou has nearly as much screen time as in Amelie, she is not nearly as captivating. This is mostly because the role is more subdued. [...] A Very Long Engagment starts slowly, but builds to a satisfying conclusion. It's grittier than fans of Amelie might appreciate, but they should recognize that before that romantic fable, Jeunet was known for black comedies (Delicatessan, The City of Lost Children).»

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Avatar di sary_cult
sary_cult ha risposto alla discussione #204 8 Anni 5 Mesi fa
Quello che apprezzo di questa pellicola è il modo il cui il regista ha deciso di trasformare il romanzo epistolare, giocando con flashback e con la sceneggiatura in generale. L'amore ai tempi della guerra non è sicuramente uno dei temi più originali del mondo, ma il modo in cui viene raccontato da qualche punto in più alla pellicola.