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5. Recensione del film ''Warm Bodies''icona indice


{extravote 1}Se l'imponente scritta "Dai produttori di Twilight" può far storcere il naso a molti vi rassicuro subito, Warm Bodies è molto di più.

Sotto l'aspetto di teen movie, infatti, il regista Levine mantiene il sottotesto metaforico che aveva reso il libro di Isaac Marion una metafora dalla condizione attuale di molti esseri umani, resi zombie dalle tecnologie e da una forte apatia verso la vita.

R fa parte di questo gruppo di zombie/persone colpite dal virus e che è spinta solo dalla forza di sopravvivenza, dove tutto quello che accade attorno a loro non è di loro competenza.

Fin da subito, però, ci accorgiamo che R è differente: soffre nella sua condizione, si sente un diverso tra i diversi, raccoglie cose, ascolta la vecchia musica rigorosamente in vinile e brama dalla voglia di provare ancora qualcosa. Quel qualcosa che proverà per Julie, una ragazza dei pochi esseri umani sopravvissuti, che salva da un incursione zombie (da lui guidata) e che nasconde nella sua dimora all'aeroporto.

Tra i due, dopo l'iniziale diffidenza, inizia a crescere qualcosa di più di una semplice amicizia iniziando così il cambiamento per R nuovamente in essere umano e il procinto di un cambiamento più radicale per tutta la comunità di zombie che spinti dall'amore dei due ragazzi si ribelleranno agli ossuti, degli zombie senza più la carne, combattendo al fianco degli umani cercando con loro una convivenza.

La storia d'amore c'è, è innegabile, ma Warm Bodies si stacca dal filone iniziato da Bella ed Edward dove il mostro si innamora dell'umana, grazie ad un fine umorismo (voluto) e ad una metafora dell'esistenza umana che viviamo, probabilmente senza accorgerci, tutti i giorni.

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Buona parte della popolazione di questo secolo è zombie. Assuefatta dalle tecnologie, non trova il tempo per creare rapporti, ma trova il tempo per distruggere quelli che aveva già con il completo disinteressamento dell'altro, la mancanza di cura e l'apatia verso tutto. Si pensa a svegliarsi a fare meccanicamente quello che si deve fare e poi andare a dormire, per ripetere tutto il giorno seguente come, appunto, uno zombie.

Pochi hanno una meta, pochi hanno quella luce negli occhi che li spinge a cercare ancora il bello in questo mondo a cercare l'amore, il motore di tutto. Un motore in grado di "riesumare" anche il cuore di chi è morto, solo con un gesto, il più importante per tutta la pellicola: due mani che si stringono.

Quando Julie intreccia la sua mano in quella di R, gli zombie pronti ad attaccarli, si fermano, colpiti dal quel gesto così semplice eppure così inaspettato e sconosciuto, sono quelle mani a dar vita all'intero cambiamento, sono il turning point per tornare a vivere. Anche quando Julie prende la mano del padre, si capisce che pure il Generale Grigio è cambiato, ha capito che si può cambiare e accettare che gli zombie stiano tornando a vivere a cercare di provare sentimenti.

R poi è il più simpatico zombie mai creato nella storia del cinema e della letteratura, è un outsider, un loser anche tra gli esseri che sono dei disadattati di per sé come i morti viventi. I suoi pensieri sono quelli di chi si è ritrovato in quella condizione e vuole uscirne, non vuole finire come un ossuto spinto solo dall'istinto vuole provare, vuole sanguinare e sentire il suo cuore battere.

Ed è per quello che anche il dolore è visto, in questa pellicola, come qualcosa di positivo, perché ti fa capire che sei vivo, che provi ancora qualcosa, che lotti e che hai un desiderio, qualcosa che fa sì che tu possa fare la differenza in questo mondo.

Impossibile, poi, non citare Giulietta e Romeo ancora più evidente nel film, rispetto al libro, con la scena del balcone. I nomi dei protagonisti richiamano quelli dell'opera di Shakespeare: R è Romeo, Julie è, ovviamente, Giulietta, M è l'amico di R quindi Mercuzio e via dicendo.

Personalmente il libro di Isaac Marion è diventato uno dei mie preferiti dell'ultimo decennio proprio grazie al suo modo di raccontare la società moderna attraverso la metafora degli zombie e una dose d'ironia ben calibrata con quella del romanticismo. Fortunatamente il film mantiene la stessa identica linea (con tagli di qua e di là e un finale più positivo senza la perdita di un personaggio importante che vi è nel libro) riuscendo a trasmettere quelle sensazioni ed emozioni provate con la carta stampata.

Warm Bodies ha poi dalla sua, oltre un ottima sceneggiatura che mantiene un perfetto equilibrio tra ironia e critica, degli attori che incarnano in maniera ideale i personaggi del libro. Teresa Palmer e Nicholas Hoult sono all'altezza del ruolo richiesto, recitando bene e coinvolgendo lo spettatore.

Risate, grugniti, amore, colonna sonora pazzesca e riflessione; quattro elementi che caraterizzano una delle pellicole più brillanti del periodo che si rivolgono, non solo agli adolescenti, ma che può essere fruita in maniera intelligente anche dagli adulti.

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